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  • Maria Elisa Polazzo

Gloves World of PUNK PARK

Oggi, 11 gennaio 2024, sono entusiasta di inaugurare il nuovo Anno con un brand ricco di personalità e stravaganza come Punk Park: un progetto di Martina Cancellieri dedicato in primis al suo "gloves world".

Punk Park rappresenta un mood alternativo, rivoluzionario e sfrontato, ma in realtà è molto di più.


1. Benvenuta Martina, raccontaci di te, delle tue passioni e di quando precisamente hai deciso di rendere una di queste il tuo lavoro

"Ciao! Mi chiamo Martina Cancellieri, ho 27 anni e sono nata e cresciuta a Roma.

Sicuramente tra le mie passioni ci sono lo sport, i viaggi e l'arte, motivo anche per il quale le mie scelte stilistiche sono fortemente influenzate da Pigalle, Camden Town e più in generale dall’Oriente. 


Ho sempre avuto un particolare interesse per la moda, con uno stile riconoscibile fin dai tempi delle scuole medie: da piccola frequentavo una scuola privata, con obbligo di divisa e io spesso e volentieri andavo contro il regolamento presentandomi con look stravaganti e collezionando divertentissime note...

All’università però, per diverse motivazioni, ho deciso di dedicarmi alla facoltà di Scienze della Comunicazione e contemporaneamente ho iniziato a lavorare per vari brand; fino a quando, un bel giorno, grazie anche alla forte passione che mi trasmise il mio capo, mi venne voglia di creare qualcosa di totalmente mio.

É così, spontaneamente, che nacque Punk Park".

2. Ecco, cosa significa Punk Park?

"Punk Park e’ nel vero senso della parola un "parco di pazzi", ovviamente nel senso buono ed inclusivo! Mi immagino un luogo goliardico dove prevale quello che chiamo il "Rockstar feeling’’: impertinenza, carattere e disaccordo".

3. Sul sito del brand parli di “movimento e linguaggio” cosa intendi?

"Mi riferisco prettamente al lato comunicativo: mi sono accorta durante il primo anno, con tanto stupore, che chi acquistava era molto attento al tipo di linguaggio che usavo sul mio social e che soprattutto, quando repostava i miei prodotti, utilizzava la stessa terminologia: era come se stessero comunicando l’adesione ad una nuova community, iniziando a sentirsi parte di un qualcosa".


4. Come nasce il desiderio di creare un tuo brand indipendente e soprattutto quali sono state le prime mosse che hai fatto per realizzarlo?

"Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di voler creare un brand, perché la moda era la cosa più banale che qualcuno si potesse aspettare da me, quindi da buona adolescente ribelle, era un’idea da non prendere minimamente in considerazione solo perché troppo scontata.

Il mio sogno era quello di lavorare nello sport e dopo ancora nel marketing.

Poi per questioni lavorative mi sono occupata della parte comunicativa di un’azienda di produzione, avendo quindi la possibilità di frequentare designer, modelliste e illustratrici... Il tempo che vi ho trascorso mi ha totalmente appassionata: la mia curiosità era palese a tutti, mi fermavo ore e ore ad ascoltare i lunghi racconti del mio capo, fino a quando un giorno mi mise alla prova regalandomi delle stoffe.

Così iniziò un pò tutto: la mia collega illustratrice mi aiutò con il logo; l’altra collega modellista con i primi cartamodelli...Non dissi nulla al mio capo fino a quando non ebbi i primi ordini, solo allora gli presentai Punk Park e lo ringraziai infinitamente per avermi trasmesso l'amore per questo mestiere di cui non so più fare a meno".

In conclusione, oggi, da ragazza matura e non più adolescente ribelle, credo che se una cosa fa parte di te, puoi provare a reprimerla, scacciarla e ignorarla, ma tanto troverà comunque il modo di raggiungerti.

5. Se dovessi utilizzare 4 aggettivi per descrivere PunkPurk quali utilizzeresti?

"Genderless, impertinente, rivoluzionario e punk".

6. Ci sono degli artisti dai quali prendi ispirazione? E in generale quali sono le tue fonti di ispirazione?

"In realtà i miei mentori spaziano su diversi generi: da Michael Jackson, che indossava sempre un guanto solo, a Vivienne Westwood nonché madre indiscussa del Punk Fashion, fino ad arrivare ai miei teen memories dei bellissimi anni 2000 con Avrile Lavigne e i gloves a rete.

A dirla tutto il mio logo riprende anche molto lo stile dei Nirvana.

Anche se, come dicevo prima, Punk Park è in primis ispirato a un mix d’amore per i quartieri Camden Town di Londra e Pigalle di Parigi".

7. Come nasce l’idea di produrre nello specifico i guanti? E il collegamento con la cultura punk?

"Il Punk Fashion e Rock Glamour sono sicuramente i miei due mood preferiti e da sempre nel mio armadio prevalgono chiodi in pelle e in vinile, tshirt di diverse band e anfibi.

La scelta del guanto invece nasce totalmente per caso. Volevo iniziare con un cartamodello piccolo, anche per non stressare troppo le mia collega modellista, e volevo anche qualcosa che non avesse troppa concorrenza! Cosi iniziai a pensare, fino a che un giorno mi chiesi “ma chi fa guanti estetici e comodi? Li faccio io!”

Quindi la mia idea non nasce propriamente da una “cultura” del guanto, ma solo da una ricerca e una voglia di produrre qualcosa che si potesse trovare solo da me. Volevo esserne la rappresentate".


7. Sul sito web oltre al gloves world sono presenti anche altri capi come gonne e borse, hai in programma di ampliare le tua produzione anche su altro?

"Sicuramente si, mi piacerebbe allargare la gamma dei prodotti, ma lasciando sempre come protagonisti gli Aestethic Gloves".

8. Quando definisci PunkPark “brand killer dell’ industrializzazione” cosa intendi?

"Un po’ come nel Dandismo, nell’esaltazione dello stile, Punk Park vuole essere un brand rivolto ad un target che ha a cuore la cura del dettaglio. Un target che sceglie il particolare, l’esclusivo, il prodotto di nicchia rispetto al fast fashion che omologa la massa e anzi che si distacca totalmente da quest'ultima".


9. Qual'è il target di clientela di Punk Park?

"Sono le mie anime non convenzionali quindi persone viziose, che vogliono sul proprio corpo qualcosa che le impreziosisca e che le allontani da chi predilige qualcosa di prevedibile"

10. Parlaci della creazione del tuo paio di guanti preferito e di un ipotetico ootd che ci costruiresti sopra

"Per affezione parlerei del Matrixx Gloves: il prodotto di Punk Park che ha riscosso più successo, nonché il primo. Si tratta di un gloves da tutti i giorni in ecopelle lungo fino all’avambraccio, nato inizialmente nel 2021 nelle varianti nera e rossa, e poi continuato a riprodurre ogni anno in tutti i colori.

Amo indossarlo sblusato, sopra un felpone oversize con pantalone baggy a vita bassa e una sneaker o se e’ sera, perché no, con un tacco.

Nella mia ultima collezione però, c’è il Rockstar Glove nelle due varianti ecopelle nera e in denim glitterato, che non e’ nient’altro che una rivisitazione del Matrixx accorciato, con applicazione di piercing nella parte laterale esterna;

oppure il Punk Bite Gloves, un mini glove in ecopelle coccodrillata che arriva all’inizio del polso, con un vero e proprio ‘’morso’’ sulla mano, ricoperto da inserti in pizzo: di questi due modelli non riesco più a farne a meno"



11. Qual'è una frase che vi rappresenta?

"Inizialmente lo slogan era "WEAR YOUR DISAGREEMENT", indossa il tuo disaccordo, per comunicare l’animo rivoluzionario e indisciplinato di Punk Park, adesso è cambiato con "A LITTLE DOSE OF IMPERTINENCE", una piccola dose d’impertinenza, per raccontare come un piccolo oggetto, anche su un semplice look come tshirt, jeans e sneaker, possa rendere tutto più decisivo, regalando all’outfit quella nota leggera di sfrontatezza e carattere".


5 Comments


Guest
Jan 15

Molto intrigante!!!!!

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Guest
Jan 11

sexy ed eleganti, dipende da come li porti e chi li porta!

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Guest
Jan 11

Bello il racconto di questo brand ribelle e audace su un accessorio che va oltre la sua funzione pratica, diventando un'espressione di stile provocatorio.

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Guest
Jan 11

brand Intrigante con un tocco glamour

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Guest
Jan 11

Brand interessante e descritto in modo molto efficace!! Complimenti

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