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  • Maria Elisa Polazzo

CELEBRATE YOURSELF WITH DOLCEAMORE

Oggi, 4 dicembre 2023, è un giorno che ho atteso particolarmente, fremevo dalla voglia di presentarvi questo nuovo brand che non solo mi ha affascinato, ma in qualche modo è riuscito a farmici affezionare.

Novembre è stato un mese complesso per diversi eventi e temi, nello specifico ne abbiamo sentito uno più degli altri: il ruolo della donna.


Il brand di oggi si dedica proprio a quest’ultime, le Donne.

DolceAmore vuole aiutarci ad amarci e ad insegnare come essere amate;

vuole ricordarci che siamo dei gioielli;

che siamo preziose;

che siamo uniche, irriproducibili;

che possiamo essere chi vogliamo;

che possiamo cambiare pensiero, opinione, fisico e tutto ciò che ci appartiene;

che siamo belle non come dicono gli altri, ma come diciamo noi.


Dunque qui con noi oggi abbiamo Isabella Frezza e il suo brand di intimo DolceAmore.

1) Benvenuta Isabella! Prima di parlare del tuo brand parlaci un pò di te, di dove sei, di cosa ti occupi e quali sono le tue passioni? Ciao, grazie! Mi chiamo Isabella, ho 25 anni e ho origini australiane, per questo inizialmente ho studiato all’Accademia delle Belle Arti in Australia, poi a un certo punto ho avvertito la necessità di tornare qui in Italia e quindi mi sono spostata a Roma dove attualmente studio fotografia allo IED.

Il mio percorso Australia-Italia è stato un pò altalenante: sono nata a Perth, poi ho frequentato le elementari e le scuole medie in Calabria, dopo sono nuovamente tornata in Australia e ora sono qui a vivere il mio sogno romano. Per quanto riguarda le mie passioni sono sicuramente la moda, l’arte contemporanea, il mio brand DolceAmore e ovviamente la fotografia.

2) Sono passioni che ti sono state tramandate, magari i tuoi genitori si occupano di campi simili, oppure nascono in maniera indipendente? I miei genitori nello specifico non si occupano di materie artistiche, per cui ti direi che nascono in maniera indipendente, però comunque ho dei parenti un pò più lontani che lavorano in questo campo: una mia zia fa gioielli, un altro mio zio è regista...Effettivamente forse la vena artistica potrei averla ereditata.

3) Parlando invece di DolceAmore, l’unica linea che è uscita fin ora si chiama “Mediterranean elixir”, come nasce e cosa significa? Questa linea nasce nel 2020 in Australia, durante il lockdown, deriva da due esigenze: la prima è strettamente personale, cioè rappresentare le mie radici in maniera concreta, per sentirmi un pò più vicina a casa, che per me è l’Italia, la Calabria; l’altra è la volontà di aiutare il genere femminile attraverso uno strumento che possa influenzarlo ad apprezzarsi ed amarsi di più.

Quando ho creato DolceAmore volevo che ogni pezzo ricordasse sia un elemento mitologico, quindi un’influenza magica; sia uno terrestre e naturale, in particolare gli elementi acquatici. Mia nonna era una professoressa di latino e greco antico, quindi spesso si dilettava a raccontarmi i diversi miti e leggende, per me sono sempre state una grandissima fonte d’ispirazione. Non a caso tra i nomi di questa linea troviamo Scilla & Cariddi, Bagnara, Fata Morgana, Partenope.. I miei pezzi sono l’elisir di tutto ciò, non solo dal punto di vista concreto, ma anche astratto: cerco di riprendere e far trasparire anche la sensualità, la misteriosità che caratterizzano queste figure mitologiche. Non è semplice né da spiegare e tanto meno da realizzare, ma vorrei, tramite DolceAmore, tradurre l’astratto, che deriva dai diversi miti, in maniera concreta, ovvero attraverso i miei prodotti.

4) Qual’è stato il momento in cui hai detto “voglio rendere la mia passione un lavoro” ?

Durante il lockdown, perchè mai avevo avuto così tanto tempo da dedicarmi, ho sempre fatto tantissime cose pur di non stare con le mani in mano e quello è stato un periodo in cui la nostra

routine lavorativa e sociale si era azzerata; di fatto avevamo tantissimo tempo, quindi mi sono detta:

“non posso buttare via quest’occasione: o è adesso o è mai più”.

Dunque eccomi qui, soddisfatta di aver seguito quel momento di positiva follia.

5) Invece la scelta di questa specifica categoria di abbigliamento, l’intimo da donna, come è nata? In maniera molto spontanea.

Io volevo sentirmi utile e creare uno strumento che potesse aiutare le donne a sentirsi meglio, non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto mentale.

In inglese direi “Empowerment”: qualcosa che ci aiuti a sentirci confident, soprattutto perchè io in quel periodo non mi ci sentivo.

L’intimo per Dolce Amore è un mezzo concreto per aiutare le donne a sentirsi meglio, a sentirsi belle! Tra l’altro ho lavorato per un brand internazionale di intimo, e quotidianamente vedevo donne totalmente inconsapevoli di quanto potessero valorizzarsi: io volevo aiutarle a ritrovare se stesse, a vedersi come le vedevo io! 6) Ecco, in che modo pensi che l’intimo possa influire sulla nostra autostima? L’intimo influisce tantissimo sul nostro stato mentale, proprio perché è la prima cosa che mettiamo al mattino e oltre a dirigere il resto dell’outfit dirige anche un pò il nostro umore; poi un’altra cosa da non scordarsi mai è che quando ti senti bene e ti senti bella si vede!

YOU EMANATE IT!

7) Ritieni che il tuo brand si possa definire “anticonvenzionale”? Sì, soprattutto per quanto riguarda la produzione in scala, della quale non mi avvalgo. Ciò che produco è sempre ed esclusivamente un pezzo unico. Io interpreto l’intimo come un accessorio, non vorrei che fosse standardizzato, perché ogni piccolo oggetto che utilizzo, dalla perlina, al fiorellino, al fiocchetto (...) ha un significato simbolico, è ispirato a dei concetti astratti, come i miti, che non possono avere un immaginario comune, è necessariamente soggettivo. Inoltre ognuno ha il suo fisico, è inimitabile, unico, esattamente come i diversi tipi di intimo che creo, non ne farò mai due uguali, come non esistono due persone uguali!

Poi, un’ultima cosa che ci tengo a sottolineare è che non si può neanche standardizzare il concetto di sensualità o “self love” : ognuno ha la sua personale idea e ognuno vede nell’intimo qualcosa di diverso. Anche il modo in cui indossiamo un intimo è completamente diverso, varia da persona a persona. Ognuno dovrebbe trovare il suo intimo e il suo personale modo di indossarlo e viverlo.

8) Per quanto riguarda i tessuti, ce ne sono alcuni che prediligi? E dove sei solita reperirli?

Si, sicuramente preferisco il pizzo strech, ovvero quello elasticizzato perché si modella sul corpo, mentre quello rigido lo trovo scomodo. Poi prediligo tessuti vintage e spesso death stock, ovvero di fine produzione di terzi, questo perché vorrei promuovere prodotti sostenibili, che tra l’altro accentuano ancora di più il discorso di “pezzo unico”, perché sono irriproducibili. Altri invece li ordino online, perché in Italia ancora non ho trovato tanti fornitori che mi piacciano, anche se in Calabria in realtà ho una merceria di fiducia che mi fornisce dei pizzi di Valentino vintage straordinari, oppure mi trovo bene anche a richiederli dalla Polonia.

9) Come ci accennavi prima, molte tue creazioni sono arricchite da piccoli accessori, perline, Swarovski...Perchè questa scelta?

Sì, questa volontà nasce da un mio desiderio di stravaganza, mi piace che la gente noti anche i dettagli più minuziosi, e poi volevo dare quell’idea di “oggetto prezioso”. Mi piacerebbe che le donne a volte si permettessero un vero e proprio regalo per se stesse.

Realisticamente parlando avere dei gioiellini, delle perle, delle conchiglie, degli Swarovski sulle mutande dà un valore effettivamente prezioso, è un regalo da tutti i punti di vista. 10) Qual’è stato il primo pezzo che hai realizzato? Nell’ambito dell’intimo la prima cosa che ho realizzato è stata una mutanda brasiliana fatta con cotone bambù a fantasia di rose, tra l’altro la indosso, è il mio primo “autoregalo”. Invece il primo completo era una fascia bandeau con un t string verde acqua e grigio che si chiamava Lipari, poi ho creato la versione rosa che era Salina, poi è nata Fata Morgana, Scilla e Cariddi e via dicendo.

11) La questione dell’intimo é oggi, spesso collegata al discorso di bodypositive, come sappiamo in precedenza abbiamo assistito alla promozione di corpi eccessivamente magri, poi nel 2022/23 c'è stata " un’inclusività generale", dunque vorrei chiederti, tu personalmente che posizione ti senti di prendere al riguardo? Io non mi sento di promuovere un solo fisico, però, c’è un però, lavorando spesso con l’editoria e organizzando vari shooting mi rendo conto che mi vengano sempre richieste taglie xs, o comunque taglie piccole e standardizzate; di conseguenza questi lavori vengono pubblicati anche sul mio profilo ed implicitamente può sembrare io sponsorizzi solo questo tipo di fisico molto magro, in realtà personalmente non faccio preferenze:

Io vorrei promuovere un fisico che esista nella realtà, un corpo comune, non idealizzato e non modificato per compiacere gli altri. 
Vorrei evitare il canone idealizzato e standardizzato spesso tipico del pensiero maschile; vorrei una donna consapevole e fiera del suo corpo naturale e autentico.

Dovremmo essere più gentili con noi stesse e anche tra noi donne!

12) Come ti piacerebbe immaginare DolceAmore tra 3 anni? Mi piacerebbe che fosse più presente all’interno di boutiques per permettere l’esperienza fisica, quindi permettere alle persone di toccare con le loro mani i miei gioielli, anche perché nelle mie creazioni è presente una fortissima componente tattile. Poi vorrei che DolceAmore al livello di produzione collaborasse con altre donne, possibilmente che abbiano già esperienza nel mondo dell’artigianato; sarebbe bello creare proprio un’attività “total women”: un prodotto realizzato da donne per le donne che condividano la stessa filosofia: l’amore e l'attenzione per se stesse.

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