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  • Maria Elisa Polazzo

ESSERE "NESSUNO"

IDENTIKIT

Nome: Nessuno

Stilista: Marco Del Giudice

Categoria: Abbigliamento

Data di nascita: 2019

Luogo di nascita: Milano

Ig: @nessuno.roma

 

Oggi, 17 ottobre 2023, sono felice ed entusiasta di inaugurare RunMagazine con il suo primo numero dedicato a Nessuno.

Breve premessa: l'obiettivo presupposto di Run è individuare brand emergenti che ci aiutino a immaginare un nuovo futuro attraverso metodologie e idee innovative, in grado di soddisfare non solo il nostro senso estetico, ma che possibilmente siano anche promotori di nuovi valori.


Dunque, senza perderci in chiacchiere:


Chi é Nessuno?
Perchè lo abbiamo selezionato?
Cosa ha di nuovo da dirci?

Ce ne parlerà tra poco il suo founder, Marco, ma intanto ecco una breve presentazione.


Nessuno é un brand di abbigliamento romano che utilizza le tecniche dell’upcycling per la produzione delle proprie creazioni: pezzi unici, abiti decostruiti e ricerca concettuale.

"Nessuno significa “pensiero autonomo”;

significa amore sconfinato per ciò che non ha limiti,

per ciò che non rientra in una categoria e, infine,

per ciò che non ha bisogno di identificarsi, ma vuole solo essere se stesso."


«Voglio solo essere Nessuno».

 

Ciao Marco! Raccontaci qualcosa di te e del percorso che hai fatto per arrivare fin qui.

«Ciao! Piacere, innanzitutto ci tengo a dire che durante questa intervista vorrei essere il più spontaneo possibile, detesto le cose troppo impostate, quindi ecco.. sarò come sono, Marco!

Per quanto riguarda il mio percorso personale, ho sempre avuto una propensione per l’ambito artistico, ma in particolare la mia passione per la moda trova solide origini nel disegno e nella pittura. E’ da quando sono piccolo che amo disegnare, scarabocchiare e reinventare tutto ciò che mi passa per le mani: è il mio modo di dare forma alla creatività.

In ogni caso, la prima scelta che ho fatto inerente a questo, è stata trasferirmi all’età di 20 anni a Milano per studiare pittura a Brera; solo dopo ho avuto modo di avvicinarmi al mondo della moda, ambito che sto ancora sperimentando e spero di non smettere mai di farlo».

Quindi ti sei interessato prima alla pittura rispetto alla moda?

«Esatto, ho seguito il corso di pittura all'Accademia delle Belle Arti, e sinceramente l'ho sempre ritenuta una fortuna il fatto di essermi avvicinato alla moda attraverso canali trasversali, è come se avesse evitato che la mia forma mentis venisse eccessivamente influenzata».


Intendi dire che studiare moda avrebbe condizionato il tuo modo di produrla?

«In un certo senso sì, anche. Non fraintendermi, studiare e approfondire qualsiasi passione è una cosa assolutamente positiva, intendo dire che praticare la moda è una cosa, studiarla un’altra, e quest’ultima potrebbe standardizzare o comunque limitare la tua visione: secondo me nell’arte, e di conseguenza nella moda, non esistono limiti. Anzi forse se li superi, in un certo modo, hai trovato la chiave ».


Quando e come nasce questa passione per la moda?

«In realtà non esiste un momento preciso, è stato un susseguirsi di eventi che hanno stimolato e fatto evolvere la mia creatività. Ricordo che ero in accademia e dei ragazzi iraniani accanto a me si stavano divertendo a cucire con ago e filo, subito ho pensato “ lo devo fare anche io” e dopo neanche 10 giorni ho comprato una macchina da cucire. E' stato tutto molto spontaneo. All’inizio ho imparato le basi da autodidatta, poi per approfondire la materia mi sono iscritto ad un corso di modellistica a Roma. Era già finito il mio periodo milanese.

In ogni caso, nel tempo libero mi divertivo a modificare vestiti, aggiungevo tessuti, tagliavo tasche, bottoni... Semplicemente, in quel momento, mi sono reso conto di quanto quest’attività fosse per me gratificante».

I vestiti erano diventati il mio intermediario con il mondo e di fatto erano la mia voce, quella di Nessuno». 

Come nasce il nome Nessuno?

«Nasce a Milano, in un periodo non particolarmente felice. Da un po’ di tempo ricercavo un nome d’arte e in quel momento mi sentivo solo. Dopo vari tentativi ho capito che volevo comunicare in primis uno stato d’animo, ma allo stesso tempo anche la sua depersonalizzazione: volevo potermi privare della responsabilità di essere “qualcuno”».


Dove sei solito rinvenire i tessuti e i materiali su cui lavori?

«Tessuti e materiali sono per lo più di recupero, spesso i miei amici si presentano in negozio con una busta piena di vestiti di cui si vogliono sbarazzare e io vedo se c’è qualcosa che mi piace o che mi ispira. Un’altra tappa fissa sono sicuramente diversi mercati laziali e newyorkesi in cui cerco abiti vintage da rielaborare; poi chiaramente se ho bisogno di un tessuto in particolare ho un paio di negozi di riferimento».


Dunque la maggior parte degli articoli sono pezzi unici?

«Si, diciamo che per il momento lavoro totalmente in upcycling, quindi posso replicare il processo creativo, ma il pezzo finale sarà al 100% un pezzo unico. Sarà al 100% un pezzo Nessuno».


Cosa significa produrre in upcycling?

«Allora, l’upcycling come il downcycling é un tipo di processo che si usa per il trattamento di rifiuti e materiali di scarto, però la differenza é che l’upcycling aumenta la qualità e il valore dello scarto iniziale, mentre il downcycling lo riduce. In poche parole: se prendo uno scarto di tessuto e ci creo un vestito ho aumentato il suo valore; al contrario se prendo una bottiglia di plastica e la riciclo essa perderà le sue qualità iniziali.

In ogni caso il processo di upcycling che sono solito attuare è: tagliare, cucire, colorare e decolorare».


Se dovessi scegliere 3 aggettivi per descrivere Nessuno quali utilizzeresti?

«Sperimentale, inclusivo e anticonformista. Vorrei che trasparisse la storia dei vestiti, ancora prima dell’abito stesso. Mi interessano in maniera particolare il processo e la sperimentazione che saranno i promotori di un risultato unico».


Ci sono degli artisti dai quali prendi ispirazione? Se si perché proprio questi?

«Martin Margiela, Jean Paul Gaultier ed Helmut Lang.

Margiela per me è una fonte di ispirazione inesauribile, adoro lo stile e il carattere che traspare non solo dalle sue creazioni, ma proprio dalle sue scelte artistiche. La scelta, ad esempio, di sperimentare il recupero di materiali in un’epoca in cui lo sfarzo e il lusso erano i padroni; inoltre mi ha affascinato la sua volontà di coprire il volto delle modelle: in qualche modo ho notato la depersonalizzazione di cui parlavo in precedenza.

Di Jean Paul Gaultier ammiro prima di tutto la storia, è interessante se non la conoscete, e poi la sfrontatezza dei colori, dei tagli! Oltre ad essere stato, secondo me, uno dei primi a spingere al limite il tabù della sessualità libera.

Infine Helmut Lang é una figura che mi ha affascinato sin dall’inizio: tagli sperimentali e mosse provocatorie. Ha rivoluzionato la moda senza dare spettacolo e ora è tornato al punto di origine: è tornato a fare arte».


Se dovessi scegliere tre modelli/e ai quali far indossare le tue creazioni, quali sceglieresti? E perché?

«Tilda Swinton, Mads Mikkelsen e Mila Jovovich.

Ho sempre avuto una passione per il cinema e questi tre mi hanno fatto notare che esiste un tipo di bellezza non convenzionale».


C’è un segreto, una curiosità riguardante Nessuno che vuoi confidarci?

«Ho un tatuaggio in cui c’é scritto “nessuno”, me lo fece un caro amico a Milano, inconsciamente ancora non sapevo che avrei chiamato il brand così, ma come dicevo prima, é così che mi sentivo».


Quale augurio faresti a Nessuno per il suo futuro?

«Ne farei due: uno a Nessuno e uno a chi si avvicina alla filosofia di Nessuno. Dunque il primo augurio é quello di continuare a sperimentare sempre, a prescindere dal risultato: cercare di non rientrare in nessuna categoria, corrente o teoria, ma di rimanere libero: rimanere nessuno.

Il secondo nasce dalla volontà di ricordare ad ognuno di noi la possibilità di essere, quando vogliamo, Nessuno: é una cosa che tutti dovremmo permetterci di fare. Ciò non significa passività, neutralità o qual si voglia di simile: significa avere una tendenza propria che non sempre è condivisa, ma comunque di viverla; significa riportare il nostro ego alla sua primordialità e riconoscersi in essa, senza filtri, senza maschere, senza essere necessariamente “qualcuno”».



9 Comments


tgrilli00
Oct 30, 2023

Bravissima l’autrice dell’articolo, la cui capacità di scoprire talenti emergenti e raccontarli in modo coinvolgente è davvero magnifica. Complimenti per l'ottimo pezzo!

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Guest
Oct 17, 2023

Vorrei fare generosi complimenti sia alla scrittrice che allo stilista. Alla scrittrice per aver reso vivo e vibrante il brand e allo stlista per promuovere attraverso il brand una filosofia e stile di vita profondo e unico e soprattutto che non passa di moda ma resta un valore: la libertà di mantenerci in ascolto di noi stessi sempre! Grazie ragazzi. Siete super!

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Guest
Oct 17, 2023

Bella ed interessante intervista.

Ottimo avvio per runmagazine!

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vinci_lucrezia
Oct 17, 2023

Spettacolare!

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Guest
Oct 17, 2023

Mi sono immersa totalmente nell’articolo, meraviglioso l’articolo e complimenti alla scrittrice!

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